Cucina sospesa o più spazio di storage?

Cucine sospese che fino a qualche anno fa erano ancora considerate roba per pochi: magari costose, magari troppo ricercate e particolari, magari troppo di design. Magari poco funzionali.

Oggi le cucine sospese sono quasi una “normalità”: il concetto della leggerezza visiva e spaziale ci perseguita, forse perchè le metrature continuano a ridursi e la necessità di poter respirare mentre si osserva e si vive un ambiente diventa fondamentale.

Il problema però sorge spontaneo: se le metrature sono sempre più piccole, almeno in città, anche lo spazio di storage si riduce. Insomma, non sappiamo più dove mettere gli oggetti e dunque il pensiero frequente è: se scelgo una cucina sospesa, mi privo di uno spazio prezioso per “archiviare”.

Perchè se in molti altri ambienti della casa la tecnologia ci viene ormai in aiuto, eliminando supporti fisici (vedi cd, dvd, libri, sostituiti da mp3, file di vari formati, ebook), in cucina il frullatore o i piatti proprio non possono diventare virtuali. E dunque necessitano di spazio per essere riposti.

E ritorniamo al dilemma: maggiore leggerezza o più spazio di storage? Io credo che sia tutta una questione di geometria. Perchè lo spazio “tolto” in verticale alle cucine sospese, viene in parte recuperato dalla profondità. Ma poi entra in scena anche la questione di gusto, e allora lì il discorso cambia.

E’ una riflessione seria, la mia: una cucina, se non è potenzialmente per sempre, è almeno per diversi anni. E per diversi anni deve rimanere funzionale, pratica e sì, anche bella da vedere. Perchè l’estetica la demonizziamo di continuo, quando in realtà serve a far esprimere la nostra personalità e a farci respirare con gli occhi.

Dunque il giusto compromesso è da trovare: e lo dico perchè ormai penso seriamente alla mia nuova cucina…il momento della scelta si avvicina inesorabilmente. E da che ne ero tremendamente entusiasta, sono passata a una sorta di terrore implicito, latente, che mi assale ogni volta che mi avvicino a qualcosa di “definitivo”.

Imperitura: la mia cucina sarà imperitura. E proprio per questo “perfetta”. Come posso trovare l’equilibrio perfetto tra esigenze e gusto? E’ l’eterno dilemma dell’arredatore. Ed è per questo che comincio cercando di capire quali forme, quali pieni e quali vuoti dovrà avere la mia cucina. Perchè penso che da qui si debba partire: da ciò che si riempirà e da ciò che rimarrà a coronare i miei respiri, occhialuti o no.

Non riesco a decidermi, non ancora. E mentre aspetto di ricevere una folgorazione sulla via di Damasco, osservo e assimilo.

Osservo cucine come Sfera, che potrebbe rappresentare l’esatto compromesso: una cucina capiente come quelle “tradizionali”, appoggiata a terra, ma dotata della stessa insostenibile leggerezza di una cucina sospesa, grazie allo zoccolo a specchio e alle superfici lucide che dilatano lo spazio.

Oppure mi beo al pensiero di quante cose potrei sistemare nella cucina Horizon, monolitica, ma allo stesso tempo snella e dalle linee pulitissime.

Oppure ancora guardo la cucina Living e rimpiango sempre più di non avere un loft/open space dove poter sfruttare lo spazio al centro, componendo pieni e vuoti in un dinamismo effettivamente insolito ed emozionante.

Scegliere è dura: vi prego qualcuno mi salvi dal comprare otto cucine tutte insieme!

Belli e bravi, a volte si può.

Domanda delle più classiche: cosa porteresti su un’isola deserta?
Risposta altrettanto classica: libri!
Fortunatamente io non ho nessuna necessità di trasferirmi su un’isola deserta e posso godermi la comodità della mia poltrona preferita per immergermi nella lettura di un buon libro.
La necessità che invece ho e che sfido chiunque a non avere, è quella di trovare finalmente una collocazione funzionale ai miei poveri libri che giacciono malamente impilati, incastrati e stipati in ogni luogo possibile e immaginabile. Forse sarà anche per questo che le librerie sono da sempre tra i miei pezzi di arredamento preferiti e se chi odia ama, potrebbe essere vero anche il contrario e io potrei anche odiare un po’ questi cari mobili.
Il rischio che corrono alcune librerie è di finire per essere come certe starlette da tv, belle e stupide o, al contrario come Margherita Hack, intelligentissima ma inguardabile.
La vera sfida è trovare una soluzione intelligente che non dia alla propria casa l’aspetto di un archivio polveroso.
Allora perché non azzardare qualche colore vivace e qualche variazione sul tema?
Proprio come fa Lounge Libreria, una serie moderna e versatile di moduli ideale per comporre librerie che, tra una variazione sul tema e l’altra, possono diventare anche pareti attrezzate per soggiorni e ospitare schermi tv e soprammobili, oltre ai cari libri.

Perché va bene fare gli intellettuali, ma con moderazione.
Alcune librerie hanno il vizio di essere composte esclusivamente da elementi a giorno e di non prevedere un’anta nemmeno per errore. Lounge invece consente di mettere al riparo quei libri, quei dvd e quegli oggetti che non vogliamo vadano soggetti al “Che bello! Me lo presteresti?” di qualche amico.
In realtà Lounge dovrebbe uscire allo scoperto e dichiararsi come parete attrezzata, più che come libreria. Pensili a giorno, ante, cassettoni, pedane a terra e basi sospese, c’è veramente di tutto tra le opzioni disponibili per comporre Lounge.
 

All’inizio parlavo di funzionalità e Lounge ci mette del suo: i pensili a giorno sono dotati di inserti in lamiera piegata che permettono di organizzare lo spazio al loro interno con vani di diverse dimensioni. C’è poco da fare: i tascabili e gli atlanti hanno proprio dimensioni diverse!

Tornando alle librerie “Margherita Hack”, Lounge non corre questo rischio e, per la legge del “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”, può essere personalizzata con diverse finiture. Le composizioni sono realizzabili in noce, rovere tabacco, rovere carbone, rovere moro e nei diversi colori laccati opachi, lucidi e a poro aperto. Insomma ce n’è davvero per tutti i gusti.
Più ci penso e più mi dico che Lounge mi è piaciuta perché è una libreria tuttofare, praticamente una non-libreria e più ci penso e più concludo che, forse, sull’isola deserta dovrei considerare di portare uno psicologo o, ancora meglio, un bravo arredatore amante della lettura.